Manfredonia e il bisogno di stare insieme: fede e tradizione contro l’individualismo
Viviamo in un’epoca segnata dall’individualismo, dalle chiusure e da tante fragilità che spesso indeboliscono il senso di appartenenza e la partecipazione collettiva. Anche Manfredonia, come ogni città, porta con sé limiti e contraddizioni. Eppure esistono momenti in cui tutto questo viene sospeso, quasi messo tra parentesi. Momenti in cui si vive esattamente il contrario: l’unità, la condivisione, il sentirsi parte di un’unica comunità.
A Manfredonia questi momenti sono due, forti, riconoscibili, profondamente radicati nel nostro DNA collettivo. Sono gli unici – o quasi – in cui la città riesce a ritrovarsi in massa, con una partecipazione autentica e spontanea: il 31 agosto, con la processione della Madonna di Siponto, e il Carnevale.
Il 31 agosto Manfredonia si stringe attorno alla sua Patrona, Maria Santissima di Siponto, in un momento di aggregazione collettiva vera. Una partecipazione silenziosa, compatta, composta. Una lunga fila di persone che cammina insieme, come metafora della vita e per la vita stessa. In quel camminare lento e condiviso si ritrovano fede, speranza, memoria e identità. Non servono parole: basta il passo comune, il gesto ripetuto, il silenzio che unisce più di qualsiasi discorso.
L’altro grande momento di socialità è il Carnevale, che nasce dal popolo e dal bisogno naturale di stare insieme. Un Carnevale che non ha origine nei palazzi, ma nelle case private trasformate, per l’occasione, in sale da ballo pubbliche. Si ballava, si rideva, ci si spostava di casa in casa e poi tutti insieme per le strade, in un’esplosione di puro divertimento e goliardia condivisa.
Con il tempo sono arrivate le scuole, che hanno dato nuova forza e nuovo senso a questa tradizione. Le scuole che aprono anche nel pomeriggio per preparare i costumi, che coinvolgono famiglie, insegnanti, bambini, creando quella che oggi chiamiamo rete sociale: un legame concreto tra scuola, famiglie e istituzioni. Il momento della sfilata diventa così una grande festa collettiva, in cui i veri protagonisti sono i bambini, finalmente al centro della scena, uguali tra loro, accolti e valorizzati.
In quei volti mascherati c’è una comunità che si racconta e si rinnova. C’è il futuro che custodisce il passato. C’è l’idea che stare insieme non sia un concetto astratto, ma una pratica possibile, reale, viva.
Manfredonia continua così a essere una palestra sociale di aggregazione, nonostante l’individualismo, i social network e tutto ciò che oggi rischia di ostacolare la socializzazione reale. In quei due momenti – la processione del 31 agosto e il Carnevale – la città dimostra che la comunità esiste ancora, e che, quando vuole, sa camminare e festeggiare come un unico corpo.
Antonio Paglione.