La vita, scrive Italo Calvino, è un inferno.
Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti, accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione ed approfondimento continuo, cioè cercare e saper riconoscere chi e che cosa in mezzo all’inferno non è inferno, e farlo durare. E dargli spazio. Chi e che cosa in mezzo all’inferno non è inferno. È accaduto questo.
Vogliamo riprendere, scostando la nebbia dell’abitudine dal nostro occhio e dal nostro cuore, vogliamo riprendere la grande notizia, il grande annuncio, il grande fatto, il grande avvenimento. Chi e che cosa in mezzo all’inferno non è inferno. Il destino, il destino nostro che si è reso presenza, ma presenza come padre, madre, fratello, amico. Come, mentre stavamo camminando, un compagno improvviso di cammino, un compagno di cammino. Emanuele, il Dio con noi. È accaduto questo.