Il sapere religioso in relazione con le altre discipline scolastiche

Dalle aule dell’Università Pontificia Salesiana di Roma, un racconto di studio, passione e nuove frontiere educative.

Dal 4 al 7 marzo 2026, il cuore della riflessione educativa italiana ha battuto a Roma, presso l’Istituto di Catechetica dell’Università Pontificia Salesiana. Qui si è svolto il corso nazionale di formazione per insegnanti di religione cattolica, intitolato “Il sapere religioso in relazione con le altre discipline scolastiche – Intrecci culturali”, nato dalla sinergia tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e la Conferenza Episcopale Italiana (CEI).
Non è stata solo una parentesi accademica, ma una vera immersione in quattro giornate intense di studio, confronto e dialogo. Docenti di ogni ordine e grado, arrivati da ogni regione d’Italia, si sono ritrovati per riscoprire una verità profonda: la cultura religiosa non è un sapere isolato, ma una dimensione capace di dialogare con ogni ambito della conoscenza, offrendo uno sguardo unitario in un mondo che rischia di frammentarsi.

Un dialogo tra grandi voci

L’apertura dei lavori ha visto protagonisti il Cardinale Gianfranco Ravasi e il filosofo Massimo Cacciari.
Le loro riflessioni hanno ricordato quanto la parola sia, prima di tutto, un luogo di relazione e di ascolto. In questa cornice, “fare cultura” significa generare pensiero e alimentare quella ricerca di senso che è il motore di ogni studente.
Il valore scientifico dell’evento è stato garantito da un parterre di relatori d’eccezione che hanno esplorato i molteplici intrecci con la storia, la filosofia, l’arte e persino le scienze:
Giuseppe Tanzella-Nitti (Fisica e Teologia); Stanisław Grygiel e Andrea Giovagnoli (Antropologia e Filosofia); Antonio Dibisceglia e Francesca Carnero (Storia e Pedagogia); Lucia Freni e Luigi Zini (Letteratura e Didattica); Peter Steeves (Filosofia Fenomenologica); Barbara Jatta (Storia dell’Arte); Cristina Caneva (Tecnologie dell’educazione).

La scuola come arte della convivenza

Un filo rosso ha attraversato ogni sessione: la convinzione che la cultura sia, prima di tutto, un’arte della convivenza. Essa nasce dalla capacità di accogliere le differenze come ricchezza e di trasformare l’aula in un luogo dove imparare a vivere insieme. La tradizione cristiana, fondata sulla cultura del dialogo, offre strumenti preziosi per interpretare le grandi domande di identità e futuro che i giovani pongono alla scuola.
Indubbiamente, questo incontro è stato un momento di profondo rinnovamento professionale e umano. Tra le relazioni e i laboratori, sono riemersi i volti dei nostri studenti, ricordandoci che il sapere diventa esperienza viva solo quando si trasforma in relazione educativa. La parola chiave è stata speranza: non un’attesa passiva, ma una forza dinamica capace di guidare le nostre scelte didattiche quotidiane verso un futuro più consapevole.
Il corso si è chiuso con un auspicio: che la scuola continui a essere un laboratorio di umanità, capace di generare non solo istruzione, ma cultura viva e futuro.

Prospettive integrative: contributi personali per una didattica operativa

Per valorizzare appieno l’immensa ricchezza culturale emersa e tradurla con efficacia nella quotidianità dei nostri segmenti scolastici, appare utile integrare la riflessione con tre direttrici operative che possano supportare il lavoro d’aula:

  • L’Orizzonte dell’Età Evolutiva: sarebbe preziosa affiancare una “finestra” pedagogica specifica. Comprendere come il senso del sacro e la capacità simbolica maturino nel bambino e nell’adolescente permette di calibrare gli “intrecci culturali” in modo che parlino davvero al cuore e alla mente di ogni fascia d’età.
  • Verticalità e raccordo tra i segmenti: è fondamentale declinare i punti di connessione interdisciplinare in modo differenziato per i vari ordini di scuola. Questo garantisce una continuità educativa che sappia adattare i linguaggi  dal simbolico/narrativo della primaria al critico/epistemologico della secondaria.
  • Nuovi paradigmi e protagonismo dello studente: per favorire il passaggio dalla lezione frontale all’apprendimento attivo, potremmo sviluppare esempi pratici che integrino le tecnologie digitali (come l’Intelligenza Artificiale o il Metaverso) con metodologie collaborative. L’obiettivo è trasformare lo studente da spettatore a protagonista di una ricerca partecipata e laboratoriale.

IdRC Mario Lorizio, corsista

Potrebbero interessarti anche...